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Teatro: 50 anni di Jean Vilar e suo Festival d’Avignone – Teatro

by admin
Teatro: 50 anni di Jean Vilar e suo Festival d’Avignone – Teatro

Jean Vilar è un nome che al grande pubblico, anche quello più partecipe del teatro, forse oggi dice poco, ma, per capire come mai sia giusto celebrare il 28 maggio i cinquanta anni dalla sua morte avvenuta nel 1971, basta ricordare che è stato il fondatore del Festival d’Avignone nel 1947, punto di riferimento per questo tipo di manifestazioni che verranno dopo, da Spoleto in avanti, e soprattutto l’organizzatore e direttore dal 1951 al ’63 del Théâtre National Populaire (TNP), cui si ispirò poi nel 1960 Vittorio Gassman per il suo Teatro Popolare Italiano e la sua celebre ‘Adelchi’ in un teatro tenda a Villa Borghese.
    Nato a Sète il 25 marzo 1912 e morto a 59 anni, Vilar è stato un regista e attore e soprattutto grande organizzatore teatrale culturale. Allievo e collaboratore di Charles Dullin, cominciò la carriera recitando (anche in alcuni film tra cui ‘Mentre Parigi dorme’ di Marcel Carné interpretandovi la parte del destino), arriva alla regia nel 1943 formando la Compagnie des Sept e resta celebre la sua regia di ‘Assassinio nella cattedrale’ di Eliot del 1945 che lo rivelò e gli valse il Premio della Critica. I suoi allestimenti moderni che avevano come perno il testo volevano ridurre al minimo l’influenza dell’artificio teatrale classico, riducendo la scenografia all’essenziale, dando rilievo alle luci e le musiche, ma soprattutto all’attore come incarnazione appunto della ‘parola’ teatrale, ottenendo grandi e eleganti, accessibili successi in un repertorio vasto in cui dominarono i classici francesi, da Pierre Corneille a Molière, da Marivaux a Hugo a Jarry ma naturalmente anche Shakespeare, con interessanti puntate sui contemporanei, da Ionesco a Adamov, da Brecht a Pirandello.
    Le sue regie più famose e il nome di Vilar restano comunque legati alla direzione del Théâtre national populaire (TNP) fondata nel 1920 da Firmin Gémier a Parigi e cui arrivò nel 1951, dandogli vitalità e un senso nella visione del rilancio culturale appunto popolare del dopoguerra. Si adoperò quindi per offrire spettacoli di qualità, ma accessibili a al pubblico più ampio e vario (si è calcolato che il TNP abbia avuto 5 milioni di spettatori in una decina di anni), ritenendo il teatro un servizio pubblico (è l’epoca in cui in Italia con lo stesso spirito nascono i Teatri Stabili). Si recita nelle banlieues in attesa di avere Le palais de Chaillot, lasciato dall’Onu nel 1952 e restaurato. Per la prima volta volle l’attività fosse sostenuta da azioni di comunicazione per contattare il pubblico sempre più ampio, collaborando anche con l’associazionismo e i dopolavori, dando del teatro un’immagine nuova. Sotto la sua direzione riunì una troupe di attori giovani e brillanti, il più celebre dei quali fu Gérard Philipe con cui iniziò a lavorare ad Avignone, che diresse in opere classiche come ‘Il Cid’ di Corneille o ‘Il principe di Homburg’ di Heinrich von Kleist.
    In quegli stessi anni Vilar, che rifiutava la distinzione tra testi popolari e testi colti amando le contaminazioni di alto livello, scelse il giovane Maurice Jarre come direttore musicale, che compose le musiche per trentasei allestimenti teatrali, fra cui si ricorda per il particolare successo la fanfara per il ‘Lorenzaccio’ di de Musset. Chiamò anche a lavorare la coppia di cantanti cabarettisti Marc e André, che con la canzone ‘Les chemins de l’amour’ per la ‘Leocadia’ di Anouilh, che ne scrisse le parole musicate da Poulenc, vinsero nel 1963 il Grand Prix du Disque. (ANSA).
   

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